Tre notizie e tre indizi; ecco forse le conferme per una ipotesi che nessuno vuole formulare
Ci sono momenti in cui il calendario politico smette di essere un caso e comincia a sembrare un progetto.Parliamo di una ipotesi, che seppur tale è una ipotesi ben costruita perchè quando i fatti la sorreggono, vale più di mille comunicati stampa del Viminale.
Sabato scorso l’Italia ha “sospeso Schengen” con la Spagna. Scritto tra virgolette perché, tecnicamente, non è sospeso nulla: è stato riattivato per un mese l’articolo 25 del regolamento UE 2016/399, controlli mirati su cittadini extracomunitari in arrivo da porti e aeroporti spagnoli, dopo l’afflusso di migranti a Ceuta. Zero impatto per italiani, spagnoli ed europei. Anche gli osservatori più distanti da noi lo ammettono: incide pochissimo sui flussi reali. Eppure ha occupato per giorni le prime pagine, ha prodotto uno scontro diplomatico con Madrid, un tweet della von der Leyen, dichiarazioni bellicose di Piantedosi. Un effetto mediatico spropositato rispetto alla sostanza del provvedimento.
Nello stesso periodo, con un tempismo che definire curioso è un eufemismo, l’Italia ammette, dopo essere stata costretta a farlo da uno scoop di Fausto Biloslavo e non da un atto di trasparenza del governo, di avere schierato dalla seconda metà di marzo circa 700 militari tra Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein. Eurofighter, batterie Samp-T, radar Kronos, sistemi anti-drone Skynex, un aereo radar per comando e controllo. Non un presidio simbolico: un dispositivo bellico vero, costruito per operare in un teatro operativo dove USA e Israele hanno colpito l’Iran e dove l’Iran ha risposto colpendo gli alleati del Golfo. Il Parlamento ne è stato informato con un inciso in una risoluzione, senza alcun dibattito degno di un Paese che manda settecento uomini a ridosso di una guerra che non è la nostra. Questa è l’Italia in guerra per procura, senza che i suoi cittadini lo sappiano davvero.
E infine, sempre in questi stessi giorni, la Camera ha rinviato per due volte il voto sull’acquisizione delle chat tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, ritenuto dagli inquirenti prestanome del clan Senese. Un CD con quelle chat è chiuso a chiave in una cassaforte di Montecitorio, e ce lo lasceranno solo quando la maggioranza avrà finito di contarsi. La giunta per le autorizzazioni le aveva già negate una volta con una relazione a firma di un deputato della stessa maggioranza che oggi decide se farle vedere o no: giudice e imputato nella stessa stanza. Poi la lettera del procuratore Lo Voi ha rimesso tutto in discussione, e la Camera ha risposto come sa fare meglio: rinviando. Delmastro si è già dimesso a marzo per una società di ristorazione intestata a una diciottenne che, guarda caso, era figlia dell’uomo vicino al clan.
Ora la domanda non è più se ci sia stata leggerezza, ma cosa contengano quelle chat perché un intero schieramento le difenda con tanta ostinazione. Non è garantismo, è ostruzionismo travestito da garanzia.
Tre notizie, tre motivi di imbarazzo per governo e maggioranza, di peso molto diverso ma tutte scomode. La domanda che poniamo come ipotesi è questa: è un caso che la sceneggiata dei confini spagnoli (costosa in immagine, innocua nei fatti) occupi lo spazio mediatico proprio nei giorni in cui si dovrebbe discutere di settecento soldati italiani a ridosso di un fronte di guerra e di un sottosegretario le cui chat un procuratore della Repubblica vuole acquisire? Non ci sono ( ancora) ma la coincidenza e il tempismo del governo che su tutti e tre i fronti ha scelto la via del minimo dettaglio possibile finché qualcun altro non lo ha costretto a parlare.
Chi grida al confine con la Spagna sa benissimo che quella misura non ferma nessuno. Ma fa rumore, occupa i telegiornali, dà a Meloni l’immagine della premier che “difende i confini”. Nel frattempo il vero prezzo di sangue potenziale (quello di ragazzi italiani schierati in un teatro di guerra senza un vero voto parlamentare) resta fuori dai titoli. E il prezzo politico di un sottosegretario con conoscenze non proprio commendevoli resta chiuso in una cassaforte, letteralmente.
Aspettiamo e vediamo come andrà a finire , o proseguire, questa sceneggiata di inizio agosto.
